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ER FINEPENA - audio -

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IL  FINE PENA

La prima cosa è andare a salutare Morena (che lavora) in cassa/ ma non la vedo e chissà dov’è;/ ma poi la ritrovo giusto al momento di pagare,/ così posso salutarla e poi ci vedremo a cena.//  Secondo (appuntamento) è andare a trovare Marco che non sta bene in salute,/ è in cucina molto impegnato a lavare/ un grosso polipo da affettare e cucinare;/ ma il campanello squilla e mette fine ai discorsi tristi.//  Eravamo soli, uniti nella tristezza/ per le macchine guaste (la salute di Marco e qualche difetto tecnico della sua automobile), ma poi s’apre/ la porta ed entra in casa un sorriso che la fa dimenticare.//  E’ (quasi) primavera, così tra lampi e tuoni/ si chiude la giornata e la mattina dopo se ne apre un’altra:/ “Non ti preoccupare, sono i carboni…”. (Morena dorme altrove, io resto a casa di Marco, il quale soffre di aerofagia che deve trattare appunto con i “carboni”).

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    ER  FINEPENA
 


La prima è dd’annà in cassa da Morena

che nu’ la vedo e chi lo sa ‘ndo sta;

ma ll’aritrovo giusto pe ppagà,

poi salutàlla e sse vedémo a ccena.

 

Siconno trovo Marco che sta in pena,

trafelato in cucina a sciacquettà

‘na bestiaccia de porpo da trità;

ma ‘r campanello squilla er finepena.

 

Stavàmio soli, inzieme a la tristezza

pe lle màchine guaste; ma ppoi s’òpre

la porta e vviè un zorìso che la spezza.

 

E’ primavera, sì ttra llampi e ttòni

se chiude la giornata e ss’ariòpre:

“Nun te prevoccupà, ssò li carboni…”.

  

Milano, dom.  2  marzo 2008

 

Visita a Morena e a Marco, nella loro nuova casa



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Ultimo aggiornamento ( Martedì 19 Agosto 2008 23:40 )  
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