E' MEGLIO IL SILENZIO
Stasera dobbiamo annotare un paio di cose:/ Dio è pienezza di felicità/ che è uguale a perfezione (= pienezza di felicità),/ mentre noi abbiamo la libertà (perché siamo "imperfetti")// di scegliere di farci abbracciare./ Insomma, meno chiacchiere e meno "darsi da fare"/ ma semplicemente ci basta ripetere/ semplici formule come bambini: domandare (ciò di cui abbiamo bisogno, cioè tutto, cioè la felicità).// Che c'importa del nome? (a Lourdes, Bernadette raccontava le apparizioni della Madonna chiamandola Aquerò , "quella cosa là"). E' il contenuto/ quello che riempie il cuore; al quale conviene/ maggiormente il silenzio. Tutto il resto è un di più.// Gli applausi, tanto per chiarire (con due esempi d'attualità)/ non nascondono forse, con il loro clamore,/ una grande paura della morte? (viene citato un articolo di Massimo Gramellini, su La Stampa di oggi, nel quale viene giudicata la moda italiana di applaudire durante i funerali, mettendola a paragone con l'impressionante silenzio "nazionale" di un miliardo di cinesi per la recente tragedia del terremoto.)
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DE PPIU' ER ZILENZIO
Stasera un par de cose è dd'appuntà:
er Padreterno cià ssodisfazzione
perciò ssapémo ch'è lla perfezione,
ner mentre noi ciavémo libbertà
d'èsse felici a ffàsse abbraccicà.
Uhé, ppoche ciance e men'aggitazzione,
ma ppara-para l'aripetizzione
de formule ciuchette: er domannà.
Che cce frega der nome? E' lla sostanza
quella ch'abbòtta er còre. E jje conviene
de ppiù er zilenzio, tutto l'antro avanza.
Li sbattimano, tanto pe schiarì,
nun annisconneno, tra ffeste e scene,
‘na pavura fottuta de morì?
Roma, mer. 21 maggio 2008
Incontro di Scuola di Comunità






