Una delle mostre più visitate del Meeting 2008:
"Libertà va cercando ch'è sì cara. Vigilando redimere"
a cura di Bergamini, Boscoletto, Savorana, Vittadini.
Ottimi il rinomato panettone in assaggio, i biscotti e altri prodotti:
in una sezione "operativa" è presente un laboratorio
di pasticceria della Cooperativa Giotto di Padova,
nella quale sono impegnate persone ristrette che acquistano
una professionalità preziosa al momento del ritorno alla libertà.
L'esperienza padovana non è l'unica, ma certamente tra le più significative
in Italia, se si considera che su 60.000 persone detenute solo 600 (1 su 100)
possono svolgere un lavoro minimamente qualificato e quindi guardare con
una certa serenità al futuro dopo il fine-pena
(che perciò costringe gli altri 99/100, dopo, ad "arrangiarsi"...).
E' un paradosso assai triste che la pena detentiva serva di fatto a provocare
in Italia molti più problemi umani e sociali di quelli che dovrebbe contribuire
a risolvere. Oltretutto a costi - anche economici - altissimi.
Se esiste un solo "educatore" ogni 100 persone detenute, quale rieducazione
sarà mai possibile? La Costituzione Italiana non viene così violata proprio dalle
istituzioni che maggiormante la dovrebbero rispettare e far rispettare?
La "sicurezza dei cittadini perbene", nonostante il martellamento mediatico,
sarà mai garantita da uno stato che appare capace solo di "vendetta" (cioè di
voler fare del male - male per male, occhio per occhio, etc. - a chi ha compiuto
un reato)?






