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Papa Benedetto XVI parla di San Giuseppe Cafasso, patrono delle carceri italiane

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Nell'udienza generale di mercoledì 30 giugno 2010
il Papa ha ricordato la grande figura di
San Giuseppe Cafasso,
uno dei "Santi sociali" della Torino ottocentesca.

In evidenza, qui sotto, il testo nella parte in cui si delinea in sintesi
il quadro dell'attività a fianco delle persone detenute.

Qui il
testo integrale in lingua italiana
 

(...)
Ma un altro elemento caratterizza il ministero del nostro Santo:
l’attenzione agli ultimi, in particolare ai carcerati,
che nella Torino ottocentesca vivevano in luoghi disumani e disumanizzanti.
Anche in questo delicato servizio, svolto per più di vent’anni,
egli fu sempre il buon pastore, comprensivo e compassionevole:
qualità percepita dai detenuti, che finivano per essere conquistati
da quell’amore sincero, la cui origine era Dio stesso. La semplice
presenza del Cafasso faceva del bene: rasserenava, toccava i cuori
induriti dalle vicende della vita e soprattutto illuminava e scuoteva
le coscienze indifferenti.
Nei primi tempi del suo ministero in mezzo ai carcerati, egli
ricorreva spesso alle grandi predicazioni che arrivavano a coinvolgere
quasi tutta la popolazione carceraria
. Con il passare del tempo,
privilegiò la catechesi spicciola, fatta nei colloqui e negli incontri
personali
: rispettoso delle vicende di ciascuno, affrontava i grandi
temi della vita cristiana, parlando della confidenza in Dio, dell’adesione
alla Sua volontà, dell’utilità della preghiera e dei sacramenti,
il cui punto di arrivo è la Confessione, l’incontro con Dio fattosi
per noi misericordia infinita. I condannati a morte furono oggetto di
specialissime cure umane e spirituali.
Egli accompagnò al patibolo, dopo averli confessati ed aver amministrato
loro l’Eucaristia, 57 condannati a morte. Li accompagnava con profondo
amore fino all’ultimo respiro della loro esistenza terrena.

Morì il 23 giugno 1860, dopo una vita offerta interamente al Signore
e consumata per il prossimo. Il mio Predecessore, il venerabile servo
di Dio Papa Pio XII, il 9 aprile 1948, lo proclamò patrono delle
carceri italiane
e, con l’Esortazione Apostolica Menti nostrae,
il 23 settembre 1950, lo propose come modello ai sacerdoti impegnati
nella Confessione e nella direzione spirituale.
(...)


Dal sito della Città del Vaticano, il testo integrale
-  
in lingua Francese
-   in lingua Inglese
-   in lingua Portoghese
-   in lingua Spagnola
-   in lingua Tedesca

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 31 Luglio 2010 15:32 )  
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