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Roma - Mostra "Caravaggio" presso le Scuderie del Quirinale

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caravaggiogesucristoaemmaus.jpg Una mostra
semplice e facile



Esposte a Roma, fino al 13 giugno, ventiquattro opere autografe
dell’artista lombardo. Al riparo dalle attribuzioni discutibili
degli ultimi anni e dalle capziosità degli specialisti

 
di Pina Baglioni  (dal numero Febbraio-marzo 2010 di  30GIORNI)


«Ho immaginato di conversare con Caravaggio. E di chiedergli:
“Maestro, come la devo fare questa mostra? Vorrei tanto che
il curatore fossi tu”. Lui m’ha risposto che gli sarebbe piaciuto,
almeno per una volta, vedere esposte le opere che aveva dipinto lui.
Quelle certe, indiscusse, inattaccabili. Quelle, insomma, che non
gli avrebbero rovinato un’onorata carriera».

Claudio Strinati, soprintendente emerito per il Polo museale romano
e ideatore dell’avvenimento artistico dell’anno, grazie a un artificio
di carattere scientifico-fantasioso, ha così colto l’occasione di
lanciare una sorta di extra omnes, neanche tanto dissimulato: un invito
a farsi da parte a tutti coloro che negli ultimi anni «hanno oscurato
il genio di Michelangelo Merisi da Caravaggio con una serie di
discutibili attribuzioni che non hanno fatto altro che confondere
la testa della gente».
Insomma, non è una mostra per specialisti, quella che sta affollando
le Scuderie del Quirinale di Roma e che celebra i quattrocento anni
della morte dell’artista. Da notare il titolo: “Caravaggio”. Punto e basta.
Senza sottotitoli.

Aperta ai visitatori fino al 13 giugno, raccoglie ventiquattro capolavori
assoluti scelti fra i soli storicamente accreditati come autografi del
Gran Lombardo, provenienti da tredici musei italiani, dalla collezione
privata della famiglia Odescalchi per quanto riguarda il prestito della
Conversione di Saulo e da dieci musei stranieri. «Abbiamo pensato
soprattutto a quelli che hanno studiato il Caravaggio sul manuale di
storia dell’arte del liceo e che da quel momento lo hanno amato come
nessun altro», ha ribadito, con una voce rotta dall’emozione, Antonio
Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, ex soprintendente speciale per
il Polo museale di Firenze e coideatore della mostra. Rivelando che
«molti caravaggisti insigni ci avevano consigliato una mostra che
facesse il punto sulla tecnica pittorica del Caravaggio.
Io e Claudio Strinati, questa opzione, l’abbiamo messa da parte».

Paolucci ha molta parte in causa in questa mostra. Grazie a lui,
i visitatori possono ammirare la Deposizione dei Musei Vaticani,
le opere arrivate da Firenze come il Bacco e il Sacrificio di Isacco
degli Uffizi e l’Amore dormiente della Galleria Palatina.
     
«Ci siamo stancati delle mostre capziose. Noi volevamo fare la
cosa più semplice e facile del mondo», ha aggiunto il direttore
dei Musei Vaticani. «Consapevoli che la cosa, forse, sarebbe dispiaciuta
a qualcuno. Ma cosa c’è di più bello, davanti alla sublime Adorazione
dei Pastori di Messina, che “sentire” quasi l’odore della stalla,
osservare, commossi, il paziente somaro, che scalda Gesù Bambino?
Delle tecniche caravaggesche se ne possono occupare benissimo le
riviste specializzate».

E a qualcuno, la cosa è dispiaciuta, come del resto sempre capita
quando c’è di mezzo Caravaggio, artista attorno al quale si scatenano
le dispute più accese. Come succedeva quando era in vita. È dispiaciuto,
per esempio, che nell’introduzione al catalogo della mostra, redatta
da Claudio Strinati, non venga mai citato Roberto Longhi, il critico
che, per primo, intuì l’arte sublime dell’artista. O l’aver disposto
le opere non tenendo conto della cronologia, ma secondo il confronto
tra soggetti: il Ragazzo con canestra di frutta della Galleria Borghese,
per esempio, è stato collocato accanto al Bacco degli Uffizi e alla
Canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana di Milano. O il fatto che
l’illuminazione, in qualche caso, lascia un po’ a desiderare. 

Ma tutti quelli che amano Michelangelo Merisi da Caravaggio più
di un parente prossimo, si sono messi in marcia, anche questa volta.
Nonostante le dispute degli esperti. Come mai s’era visto prima a Roma.
Nei primi dieci giorni della mostra, iniziata il 20 febbraio scorso,
sono stati staccati cinquemila biglietti al giorno. Non solo. Prima
ancora dell’inaugurazione, s’erano già accumulate 50mila prenotazioni
da ogni parte del mondo, tanto che gli organizzatori sono stati costretti
ad anticipare di un’ora l’orario d’apertura per soddisfare tutta quella
gente in fila che, soprattutto nei fine settimana, dal Colle del
Quirinale finisce per lambire via Nazionale.

Delle ventiquattro opere in mostra, qualcuna, purtroppo, ha già
lasciato le Scuderie: il Riposo durante la fuga in Egitto della Galleria
Doria Pamphilj di Roma è già volato via il 22 marzo scorso per la mostra
“Caravaggio e l’arte della fuga” allestita a Villa del Principe Doria
di Genova. Entro il 15 maggio il Suonatore di liuto e la Conversione
di Saulo torneranno rispettivamente nelle loro case: l’Hermitage di
San Pietroburgo e Palazzo Odescalchi a Roma. Sette giorni dopo, a
salutare le Scuderie del Quirinale saranno il Bacco, il Sacrificio
di Isacco e l’Amore dormiente con destinazione Firenze.

Ma per tante che se ne vanno, una, straordinaria, arriverà il 15 aprile:
si tratta della Flagellazione di Cristo del Museo Capodimonte di Napoli.
     
Per chi non dovesse fare in tempo a vedere tutte le opere esposte nelle
Scuderie, rimangono, comunque, i capolavori caravaggeschi delle tre chiese
di Roma: per espressa volontà dei curatori della mostra, nulla è stato
mosso da San Luigi dei Francesi, da Sant’Agostino e da Santa Maria
del Popolo: «Per rispetto alla città che, poco più che ragazzo,
l’ha visto arrivare povero e solo e che poi ha riconosciuto la sua
grandezza: a Roma, la patria naturale dove sarebbe voluto tornare,
se solo ce l’avesse fatta».



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Ultimo aggiornamento ( Domenica 18 Aprile 2010 20:28 )  
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